Friday, October 28, 2005

Internet come artefatto cognitivo

Un artefatto cognitivo è un oggetto fabbricato o una configurazione del mondo fisico o sociale intorno a noi che ci permette di realizzare meglio o di realizzare in modo diverso una funzione cognitiva . Esempi di artefatti cognitivi sono un nodo al fazzoletto, una lista della spesa, una coda davanti a un cinema per ricordare un ordine, una calcolatrice, una costellazione. Lo psicologo cognitivo Donald Norman estende la nozione di artefatto cognitivo anche a rappresentazioni mentali come i proverbi, le tabelline, etc. ossia a quei " pezzi " di cultura interiorizzati che hanno una funzione cognitiva (migliorare la memorabilità di un'informazione, velocizzare un calcolo). Come sottolinea Hutchins, più che un insieme di oggetti, gli artefatti cognitvi costituiscono un insieme di processi che producono effetti cognitivi attraverso l'interazione di strutture e di supporti differenti.
Per esempio, l'introduzione della scrittura e degli oggetti culturali che essa porta con sé consiste in un insieme di artefatti che, come abbiamo visto, modificano varie funzioni cognitive, come la memoria, ma anche la classificazione, la categorizzazione e il calcolo. Gli esseri umani fanno un uso opportunistico delle strutture, artificiali o naturali, che li circondano. Un artefatto cognitivo può quindi essere usato, se si tratta di una struttura fabbricata, come previsto nell'intenzione di chi l'ha progettato, oppure può essere sfruttato per altri scopi, perché si è rivelato opportunisticamente utile a risolvere problemi cognitivi non previsti dal progettista.
Questa nozione " estesa " di artefatto cognitivo, che prende in considerazione strutture complesse artificiali, fisiche e sociali, può essere utile alla lettura di Internet come artefatto.
Internet è un artefatto cognitivo complesso : è una struttura distribuita che ha due componenti principali :

1. è una memoria esterna pressoché illimitata
2. è un mezzo di comunicazione interattivo con una potente capacità relazionale

Data la complessità dell'alleanza di tecnologie che stanno alla base della geografia di Internet, non esiste un unico progetto di questo artefatto così complesso che ne determina gli usi possibili. Le opportunità di azione e di interazione che Internet ci rende possibili ne stabilizzano certi usi non sempre prevedibili (come abbiamo visto nel caso delle pagine personali).

Artefatti cognitivi e affordances

La nozione di affordance, introdotta da James Gibson , descrive la relazione reciproca tra un organismo e l'ambiente circostante. Un'affordance è una risorsa che l'ambiente " offre " all'organismo che possiede i sistemi cognitivi appropriati per coglierla. E' un " invito " dell'ambiente ad essere sfruttato in una certa direzione. La nozione è stata ripresa nell'ambito dell'ergonomia cognitiva, soprattutto da Donald Norman , per spiegare quali sono gli inviti, i suggerimenti d'uso, alla base dell'interazione tra un artefatto cognitivo e i suoi utilizzatori. Ogni artefatto avrà un certo numero di affordances che dipendono dalle intenzioni del progettista (nel caso si tratti di un artefatto cognitivo progettato) e altre che dipendono dalla contingenza storica e culturale in cui l'artefatto è stato costruito (il materiale di cui è composto, la sua forma fisica, la sua configurazione astratta).
Quali sono le affordances di Internet ? Come ho detto sopra, Internet è un artefatto con due componenti principali, una mnemonica e l'altra relazionale. Nell'interazione con Internet, noi sfruttiamo le sue affordances mnemoniche e relazionali, ossia:


1. Ricerchiamo informazioni
2. Ci aspettiamo che i contenuti che cerchiamo ci vengano comunicati in una forma per noi pertinente, come farebbe un agente al quale chiediamo un'informazione


L'affordance mnemonica di Internet, l'invito ad essere usato come deposito di informazione, vincola i contenuti possibili che hanno successo sulla rete. Per esempio, il fenomeno, ben studiato dagli esperti di usabilità, della " banner blindness " ossia della non percezione da parte degli utenti dei banner pubblicitari presenti sulle pagine web, potrebbe essere spiegato dai vincoli posti da questa specifica affordance del web.
L'affordance relazionale di Internet sollecita le nostre capacità di attribuzione di intenzionalità. Come è stato mostrato da molti studi cognitivi, gli esseri umani hanno una capacità spontanea di attribuire intenzionalità , ossia di interpretare il mondo circostante in termini di intenzioni, credenze, desideri. I sistemi che sollecitano questa nostra capacità spontanea, spesso indicata con il nome di Folk Psychology, o Teoria della mente non sono necessariamente sollecitati da stimoli antropomorfi, anche se l'evoluzione di una competenza di questo genere è verosimilmente frutto di una pressione selettiva per leggere il comportamento dei nostri conspecifici. In realtà le configurazioni informazionali che soddisfano le condizioni di input ai nostri sistemi di attribuzione di intenzionalità possono essere molto diverse dalla configurazione informazionale di un essere umano. I paradigmi sperimentali messi a punto per studiare la mentalizzazione spontanea degli esseri umani presentano ai soggetti stimoli altamente astratti, deprivati di qualsiasi riferimento all'agente umano. Per esempio, in una serie di studi recenti, Fulvia Castelli, Uta Frith, Chris Frith e Francesca Happé hanno presentato un paradigma sperimentale basato sull'animazione di due triangoli che eseguono una serie di movimenti nello spazio. Sono state misurate le risposte verbali e le risposte neurologiche di soggetti normali e di soggetti autistici. I soggetti normali attribuiscono spontaneamente ai due triangoli interazioni intenzionali complesse come voler sorprendere l'altro, nascondersi, litigare, etc. Solo i soggetti affetti da autismo, ossia da un deficit specifico nella mentalizzazione, vedono l'interazione tra i due triangoli come semplice movimento casuale.
Internet è un tipo di configurazione informazionale che sollecita la nostra risposta di mentalizzazione. In ogni interazione con il sistema attribuiamo intenzionalità e ci aspettiamo che il sistema reagisca con la stessa pertinenza con cui reagirebbe un agente umano (ovvero " aggiustando " la sua risposta alla nostra richiesta) . L'intenzionalità percepita del sistema è una proprietà distribuita nella geografia complessa di Internet.


Ciò può aiutare a spiegare il successo di certi tipi di formati di comunicazione su Internet e l'insuccesso di altri. Per esempio, un formato molto standard di sito web che sfrutta in modo appropriato entrambe le affordances che ho cercato di mettere in luce è costituito dai siti di " comunità ", che permettono a utenti con un interesse o con un problema specifico di condividere un database di informazioni con persone simili e di comunicare con loro (per esempio, il sito degli appassionati di mountain bike, o di coloro che soffrono di ipertensione). Questo tipo di design sfrutta solitamente al meglio le affordances del sistema, permettendo da un lato la ricerca di informazione pertinente, e dall'altro l'interazione tra persone motivate. Inoltre, questi siti offrono un'integrazione particolarmente utile di queste due proprietà, grazie alla messa a disposizione di forum: nei forum tipicamente le persone si scambiano messaggi su un contenuto specifico: ma a differenza di una lista e-mail, sul sito web la traccia dell'interazione comunicativa resta presente e può servire da informazione a un nuovo utente. Molto spesso i forum comprendono una ricca popolazione di partecipanti " passivi " che leggono regolarmente i messaggi per informarsi e non per interagire, così come in alcuni contesti reali possiamo entrare in contatto con altri agenti non per comunicare, ma semplicemente per informarci (nel caso per esempio, di una richiesta di informazioni su un orario, o dell'ascolto di una lezione scolastica).

Con questi esempi voglio solo suggerire una direzione di ricerca che mi sembra feconda: l'analisi del fenomeno Internet alla luce di nozioni e di strumenti concettuali sviluppati nella scienza cognitiva.

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